CHAFARIZ D'EL REY
EDIFICADO NO SECULO XIII
FOI
REFORMADO PELO REI D. DINIS
RECONSTRUIDO NO ANO DE 1747
REPARADO DEPOIS DE 1755
E MELHORADO NOS MEADOS
DO SECULO XIX
Ai piedi dell'Alfama, nella città di Lisbona, questa
iscrizione ci rappresenta quasi sei secoli di storia riguardanti la
"fontana del Re": edificata, ristrutturata, ricostruita, riparata e
perfino migliorata.
Della fontana del XIII°
secolo cosa è rimasto? Forse nulla. Di
quella ricostruita nel 1747 cosa è stato
riparato? I miglioramenti apportati nella metà del secolo XIX° in cosa
consistono? Migliorare vuol significare forse, anticipando i tempi,
valorizzare?
La confusione dei termini è grande, da ciò la necessità di
esplicitarne il significato già nelle premesse della Carta del restauro.
Leggendo rapidamente il significato dei termini notiamo che la conservazione è
l’insieme degli atti di prevenzione e salvaguardia, la prevenzione è l’insieme
degli atti di conservazione, la salvaguardia è qualsiasi intervento
conservativo e preventivo. Ogni termine torna utile a spiegare gli altri. Il
significato di manutenzione è tanto chiaro quanto l’importanza correntemente
disattesa. Ultimo termine il restauro.
Ma potrà mai darsi una definizione stabile e definitiva del restauro?
“TANTA EST
FALLACIA TECTI”, così si legge in una xilografia degli “Emblemas morales” di
Sebastiàn de Covarrubias Orozco (1610)[1];
“grande è l’inganno dell’edificio”, questi è il labirinto che ha rappresentato
per l’uomo dapprima l’idea di ambiguità, difficoltà, intrico; basti ricordare
infatti il mito di Arianna, Teseo e il Minotauro. Nel tempo, il labirinto,
quando lo si rappresenta nelle pavimentazioni delle cattedrali compare come le
spire del demonio da cui rifuggire oppure come un percorso di espiazione da
seguire. Bene! Il restauro è anch’esso un labirinto in cui avventurarsi, dove
sarà facile sperimentare continuamente un senso di smarrimento, la tentazione e
la voglia di uscirne oppure, se non si è entrati con il trucco del filo,
rassegnarsi a proseguire … per tentativi…
Ma, al di là, di tutte le definizioni, necessariamente
sintetiche, che i Vocabolari possono darci, se ci prendesse la voglia di
addentrarsi, solo per poco, nella letteratura specifica non otterremmo
risultati migliori. Gustavo Giovannoni (1873-1947) schematizzava le operazioni
del restauro architettonico come manutenzione, innovazione, liberazione,
consolidamento, reintegrazione … e così via, potrebbe essere un riferimento
concreto, come dire, una base di partenza. E
ripescando l’assioma di Adolphe Diderot - “En fait de monuments anciens mieux consolider che
réparer ; mieux réparer que restaurer ; mieux restaurer
que refaire ; mieux refaire qu’embellir ; en aucun cas, il ne faut
rien ajouter, sourtout rien rentrancher » - tradotto
di fatto nel primo punto della mozione di Camillo Boito, approvata nel III
congresso degli ingegneri e architetti del 1883 – “ I monumenti
architettonici, quando sia dimostrata incontrastabilmente la necessità di porvi
mano, devono piuttosto venire consolidati che riparati, piuttosto riparati
che restaurati, evitando in essi con ogni studio le aggiunte e le
rinnovazioni.” – che significa in parole semplici conservare attraverso la
pratica della manutenzione innanzitutto, poi … il restauro come ultimo atto di
supremo sacrificio … e poi ancora … come scriveva in una circolare del 1849 il
ministro francese Faloux rivolgendosi ai ricostruttori di Cattedrali: “il
restaurare deve considerarsi pur sempre una triste necessità”, allora
cominciamo a comprendere che non sarà facile schematizzare, né definire cos’è
il restauro e per estremizzare potremmo chiudere qui il nostro discorso citando
Ruskin ”… non parliamo di restauro. La cosa è di per se stessa una menzogna…
E’ impossibile così come resuscitare i morti, il restauro di ciò che fu grande
e bello in architettura …”[2]
L’attività di restauro tuttavia è
continuata nel tempo e la definizione del termine si è man mano articolata:
·
"Carta del '72" -
"qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare
la lettura, a trasmettere integralmente al futuro le
opere".
·
“Carta ’87 - qualsiasi intervento che, nel rispetto
dei principi della conservazione e sulla base di previe indagini conoscitive di
ogni tipo, sia rivolto a restituire all'oggetto, nei limiti del possibile, la
relativa leggibilità e, ove occorra, l'uso;
Per arrivare alla definizione
dettata all’art. 212, comma 3, di cui al Titolo XIII, Capo I del Regolamento di
attuazione della Legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994,
n. 109, e successive modificazioni:
·
Il restauro consiste in una serie organica di
operazioni tecniche specifiche indirizzate alla tutela e valorizzazione dei
caratteri storico-artistici dei beni culturali e alla conservazione della loro
consistenza materiale.
Noi ne suggeriamo una ulteriore,
forse catturata in parte in qualche lettura o discorso, che tutti coinvolge
archivista, storico, architetto, storico dell’arte, ingegnere, restauratore,
muratore etc. e il manufatto:
·
Il restauro è un'attività complessa di continua speculazione umanistica
e sperimentazione tecnico-manuale in rapporto con la materia; non inerte, ma
intesa poeticamente come dotata di spirito allo stato preistorico.
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