martedì 1 gennaio 2013

Bamako - Mali


L’asino indolente

As-salatu jay-run mina n-nawn … La ilaha illa llah …, il grido del muezzin fende l’aria, dall’alto del minareto, chiamando i fedeli alla prima preghiera. E’ l’alba del mio primo soggiorno a Bamako, non avevo pensato all’inutilità della sveglia. Le palpebre sono ancora pesanti, mi affaccio alla finestra della mia camera d’albergo. Guardo lontano. Un'ordinata distesa di piccole nuvole grigie sembrano galleggiare sopra la sterminata periferia della città, il sole ancora non restituisce i colori. Guardo in basso, la strada e i suoi bordi in terra. Da un lato un asino, fermo, sembra dormire, dall’altro due coppie di mendicanti, a due a due, un vecchio e un bambino, con l’attrezzatura per la questua, un bastone per il vecchio, una “buatta” per il bambino.


Nei due giorni successivi tutto si è ripetuto, il richiamo alla preghiera, le nuvole, l’asino, i mendicanti e le visite presso i Centri Salute della città. 
Accompagno infatti una delegazione che vuole rendersi conto delle necessità di queste strutture sanitarie in merito alle attrezzature.
In ogni centro ci accolgono con sorrisi di speranza, ci fanno visitare i vari reparti: le anguste sale d’attesa poco illuminate, gli ambulatori e le sale di degenza; quindi ci si riunisce nell’ufficio del Direttore Sanitario per redigere l’elenco delle attrezzature di cui hanno bisogno ed infine tutti fuori nel piazzale per la foto di rito.

As-salatu jay-run mina n-nawn … La ilaha illa llah …, è il terzo risveglio al grido del muezzin. In posizione di partenza la doppia coppia di mendicanti; fermo sul ciglio della strada l’asino. Al contrario dei suoi simili intenti a tirare carretti stracarichi di spazzatura, continuamente battuti, e con la pelle scorticata dal bastone brandito dai ragazzi che li conducono, Lui sembrava non aver padrone. Tutti i giorni va avanti ed indietro sui bordi della strada, sa attraversarla anche in pieno traffico, a volte si rotola per terra, mangia di tanto in tanto la poca erba che trova lungo i bordi dei muri, spesso riposa. Mai visto nessuno tormentarlo.  

Mi torna in mente una delle favole di G. E. Lessing (favola n.10 del secondo libro, Sellerio editore Palermo):

Gli asini si lagnavano presso Giove affinché proibisse agli uomini di trattarli crudelmente, anche se – gli dicevano - noi vogliamo servirli, giacché sembrerebbe che tu ci abbia creato per questo e Giove rispose che la richiesta non era affatto infondata, ma che non vedeva la possibilità di convincere gli uomini … piuttosto per alleviare la loro sorte gli avrebbe ispessito la pelle.


L’indolente asino di Bamako ha deciso comunque di non servirli . . . mai . . . più.

1 commento:

  1. Rileggo a distanza di tempo queste tue descrizioni...così chiare e succinte, ma così poetiche!
    Rimasi sconcertata nonostante l'abitudine a vedere luoghi e persone semplici che vivono di poco o nulla. Anche l'asino viveva di poco o nulla. Non ho avuto la tempestività di fare seguire due parole ai miei pensieri che nel frattempo si sono spostati a ricordare i tanti anni vissuti in Africa, rimandando a dopo il commento.
    Il dopo è diventato mesi e mesi....
    Ma non dimentico e oggi rivisito il tuo blog con entusiasmo! Bravi. Qualunque parola è poca cosa rispetto a qel che fate. Angela Tufani

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