lunedì 21 dicembre 2015

SIRACUSA_ il seppellimento di S. Lucia



Sulle orme di Caravaggio


A Siracusa vi si arriva comodamente con  un Trans Euro Notte partendo la sera da Roma. Infatti all'alba già si attraversa lo stretto ed è piacevole godersi dal ponte della nave prima la costa siciliana, la meta, poi quella calabra alle spalle. A quel punto l'arancino è stato mangiato. Se mi chiedono quante volte ho attraversato lo stretto di Messina potrei sempre rispondere "tante quante gli arancini che ho mangiato". Quelli naturalmente del traghetto, cotti sempre nello stesso olio come mi piace pensare, altrimenti perché saprei distinguerli così bene dagli altri? L'arancino è il primo sapore della Sicilia, il mare e l'aria i primi odori. E poi se qualcuno mi chiede del ponte, quello che ogni volta ti propongono per risparmiare tempo, gli dirò di stare attenti al ponte e a chi te lo propone, quanto al guadagno . . . lasciamo perdere. 
Da un ponte si può  sentire il "canto delle sirene"?
Il treno riparte. Messina, Taormina, l'Etna ( fuma? non fuma? si . . . fuma! ma no, forse è una nuvola ), Acireale, Catania, Augusta ed eccoci, ultima fermata Siracusa. Sono le nove e trenta, il sole è già alto, la giornata è splendida si va verso Ortigia a cercare alloggio. Albergo G. B. è simpatico e modesto, vi raccomando la stanza n.8.
Il tempo di sistemare i bagagli e via per la prima colazione al Caffé dell'angolo Riva della Posta. E' ridicola quella Banca al posto del Caffé, ci resto male. Fare piu' di mille chilometri per una prima colazione può sembrare altrettanto ridicolo? Forse, eppure molte volte ho pensato di andare a Genova nel ricordo di un cornetto alla nocciola. Mai la nostalgia di un'operazione bancaria a Siena o tanto meno nella sua Agenzia di Siracusa.
La colazione, ottima, si fa lo stesso, cannolo ripieno con una crema di ricotta, leggero gusto di limone, dentro una pasta morbida. 
Sulla piazza c'è una bella luce, il chioschetto delle bibite è al suo posto. Per fortuna. E' ora di raggiungere Palazzo Bellomo, il Nostro mi aspetta. Questo era il programma.
   Il Tempio di Apollo, Piazza Archimede, Via Roma, poi la prima traversa a destra, Via Minerva. Lo sguardo si concentra sulla mia sinistra, tracce monumentali di un tempio greco. La serie di colonne su stilobate a tre gradini, la trabeazione ... gli inter-co-lum-ni oc-clu-si e i mer-li  ... sopra  ... il fregio. Sfregio?
   Si, è da via della Minerva che si deve arrivare sulla Piazza, questo è il modo, sempre sulla sinistra, con la coda dell'occhio sentirete una massa di pietra incombente e se vi allontanate girandovi per vederla . . . si trasforma in architettura barocca. Il tempio greco è scomparso.
   La Piazza del Duomo è uno spazio incantevole, con quella linea curva su cui si dispongono palazzi, come a farsi intorno, spettatori di pietra, al tempio, alla chiesa, alla moschea. S. Lucia in fondo, un pò in disparte a spezzare la curva, un ricamo su pietra bianca, indorata dai raggi del sole.
- E la fontana? 
- La fontana non si è  potuta fare, meno male. Avrebbe attirato tutta su di sé l'attenzione senza un motivo, senza una storia.
Il Palazzo del Senato d'angolo su via Minerva, affiancato al Duomo, non disturba e lì, c'è e non c'e. Anche la lucertola sarà lì, ma non si vede.
- Anche quì lucertole?
- Si, anche qui. E' il soprannome dell'architetto spagnolo Giovanni Vermexio. Lui come il Serpotta, scultore palermitano, firmava le sue opere col piccolo rettile.

   Si scende per via Picherali, di buona andatura, un occhiata dall'alto alla Fonte Aretusa. In mezzo ai papiri le anatre si rincorrono, si beccano buttano giu' la testa dentro l'acqua e per dispetto vi mostrano il sedere. Una volta, sui bordi della fonte, si vedevano lavandaie fare il bucato, parlare, sparlare, gridare, cantare ... mostrare, non si diceva un gran bene di loro. Ma forse al Nostro comunque piacevano. Ho idea che presto ne vedrò una, immortalata sulla tela. Non vi dirò  quello che penso. Meglio aspettare e vedere quel quadro: . . . e per l'appunto eccoci, Via Capodieci, ancora pochi passi e sono a Palazzo Bellomo, sede della Galleria (regionale) d'Arte medievale e moderna. Non c'è fretta, ho quasi due ore di tempo prima della chiusura. Mi siedo al fresco nel cortile per un breve riposo, quindi visito la toilette: sono pronto.

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