. . . per 30 fiorini, 100 tordi e un calcinaio (1 giugno 1472)
Appunti per uno studio cronologico delle fasi costruttive e delle vicende storiche del complesso monumentale oggi denominato “Il Castello della Pieve del Vescovo” in Corciano dalle sue origini sino alla fine del XVI° secolo.
Dal 1390
Riprendiamo ora il nostro discorso proprio da quel documento già citato, redatto dai priori di Perugia in data 26 ottobre 1390, in cui si nomina ser Pucciero “Retulani” castellano della struttura, affiancandogli undici soldati. Quindi dalla morte del Bontempi il castello viene utilizzato come presidio militare e forse in modo maldestro se, nei primi mesi del 1394, una quindicina di uomini provenienti da Capocavallo e Cenerente lo occupano. Non è dato conoscere la motivazione, certo è che il vescovo Agostino Cacciaguerri (1390-1404) non se ne interessa; al contrario la mediazione per la restituzione del fortilizio è condotta da Biordo Michelotti, Signore di Perugia (sino al 1398).
Dei successivi vescovi Edoardo Michelotti (1404-1411) e Antonio Michelotti (1412-1434) non abbiamo notizie correlate all’uso della Pieve.
Del resto in questo periodo vi è una grande confusione nel governo di Perugia così che, dopo la morte di Biordo Michelotti (1398), i Raspanti offrirono la signoria della Città a Gian Galeazzo Visconti, morto nel 1402. Dal 1403 Perugia torna ad essere soggetta al papa Bonifacio IX finché Braccio da Montone non vi entrò vittorioso nel 1416. Durante la sua signoria non privilegiò nessuna delle varie fazioni. Solo alla sua morte nel 1424, i becherini presero il sopravvento con l’appoggio del papa Martino V.
Papa Eugenio IV ( 1431 - 1447), che gli succede, nomina Andrea Giovanni Baglioni (1435-1449) vescovo di Perugia, trovando in questi un ottimo collaboratore nell’opera di restaurazione morale delle comunità religiose. Il Baglioni infatti:
- provvede a sostituire i monaci cluniacensi dell’abbazia di S. Pietro con i Benedettini della Congregazione di S. Giustina di Padova;
- contribuisce alle spese per la costruzione della chiesa cattedrale partecipando alla posa della prima pietra nel 1439;
- fa realizzare la porta di accesso alla Chiesa della Pieve di S. Giovanni con due eleganti battenti lignei in cui fa scolpire il suo stemma nei riquadri superiori.
Dopo mezzo secolo sembrerebbe che la dimora estiva riprenda vita ponendo fine all’uso militare della stessa.
Alla morte del vescovo Baglioni, papa Niccolò V nomina vescovo di Perugia Giacomo Vannucci (1449 – 1487), originario di Cortona, personaggio di notevole spessore politico, sociale, religioso, culturale e artistico. A lui prestano attenzione e fanno riferimento durante la sua vita di prelato (trentotto anni) cinque papi: Niccolò V, Callisto III, Pio II, Paolo II e Sisto IV.
E’ in questo periodo che si da un forte impulso alle attività agricole nei poderi che appartengono alla Pieve. Lo testimoniano la costruzione di quattro casali all’esterno di essa, mentre all’interno fa eseguire una serie di lavori di restauro, di ristrutturazione e forse di nuova costruzione.
Le opere di ristrutturazione riguardano l’innalzamento di un piano dell’antico palazzo vescovile, il completamento della chiesa così come oggi la vediamo e altri due piani al di sopra di questa. In particolare ne cura la decorazione del prospetto che dava sul primo cortile e di queste ne rimangono tracce leggibili. Cura altresì la decorazione degli ambienti interni con fregi affrescati di notevole qualità che sono stati messi in luce in occasione del consolidamento delle volte nelle tre stanze che si affacciano verso est. Così si è scoperto che la ristrutturazione successiva eseguita nella seconda metà del cinquecento ricorre all’ispessimento delle murature d’ambito, probabilmente per migliorarne l’efficienza statica, ma occultando preziose decorazioni, tenendo in debito conto la competenza artistica del Vannucci. Tra gli stemmi che si vedono a mezzo nei fregi compare l’albero dei Della Rovere, forse fatto eseguire in omaggio al pontefice Sisto IV che lo teneva in grande considerazione e fiducia (fig. 1). Un approfondimento su tutte queste decorazioni merita di essere condotto così come si reputa urgente un intervento per il loro restauro affinché non abbiano a subire danni irreparabili.
| fig. 1 |
Si pensa di assegnare all’azione di rinnovamento del Vannucci anche la costruzione del corpo di fabbrica che si addossa alle mura verso ovest che chiamiamo del Lupo. In alto, poco visibile, v’è infatti incastrato nel prospetto est lo stemma in pietra del Vannucci (fig. 2).
Dal 1482 vi si trasferisce in sede stabile sia per tirarsi fuori dalle continue guerre tra le famiglie perugine a quel tempo, sia per esercitare un maggior controllo delle produzioni agricole.
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