Paesaggio - 1
Per Lui, il
colono che vi abitava, la
Palazzetta era un punto di vista privilegiato. La Palazzetta era in
realtà soltanto una torre colombaia. Di buon mattino, all’uscita della sua
casa, poteva sostare un attimo a
contemplare il paesaggio, sempre mutevole secondo le stagioni. In primo piano la Rocca ed il Castello di S.
Apollinare, poi da ovest verso est Monte Petriolo, Cibottola, Monte Vibiano
vecchio e Mercatello posate sulla cima di morbide colline; quindi la valle in
piano, bipartita dalle sinuose curve del Nestore, accompagnato da salici a
destra e a manca e tratteggiato, a volte, dal volo dall’airone bianco.
Punto di vista
privilegiato, come abbiamo detto, perché situato più in alto della Badia e del
Castello, aperto a centottanta gradi, vi si vede l’alba dar luce ai variegati
verdi dell’olivo, dei pini e delle querce ed il tramonto, con i suoi sfondi
rossi, disegnare una processione di neri cipressi sul crinale dove, nascosta,
v’è la piccola chiesa di S. Lucia.
Qui il paesaggio
naturale abbraccia il paesaggio agrario che, con le sue modificazioni estetiche
dovute all’attività creatrice dell’età comunale, induce la meraviglia dei campi
squadrati, dei filari bene allineati, delle sapienti sistemazioni di pianura e
di collina.
La contemplazione,
che congiunge il finito e l’infinito, fa vivere come infinito l’istante
fuggitivo del tempo, l’attimo del colono, schiude la piccolezza del
luogo al di là dei suoi limiti, sino a fare di essa una manifestazione
dell’infinito. Così noi, se solo avessimo quell’attimo per contemplare questo
paesaggio con l’animo del poeta sicuramente non vorremmo che fosse giammai
altrimenti.


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