giovedì 6 ottobre 2016

LA FAVOLA DI COLA PESCE

COLA PESCE E IL PONTE SULLO STRETTO

Gianni Cruciani


C’era una volta un Re. Era il Re di Messina. Tra i suoi sudditi ne aveva uno dotato di una particolare abilità. In pratica riusciva a perlustrare in lungo e in largo, e sopratutto a qualsiasi profondità il mare. Il suo nome era Cola Pesce.
Qualcuno di voi ricorda questa antica favola siciliana su Nicola Pesce? Io spero di sì. Comunque ne riassumo e di molto il fatto che gli capitò per esaudire le volontà del suo Re. 
Il Re assolutamente voleva sapere essenzialmente due cose:
- su cosa si reggeva la città di Messina?
- quanto era profondo il mare al di sotto del Faro?

Al primo quesito Cola Pesce risponde che Messina è edificata sopra uno scoglio e che lo scoglio è sostenuto da tre colonne di cui una è rotta e un’altra è incrinata. A questo punto il Re si sarebbe dovuto preoccupare poiché le sorti della città si basano sulla resistenza di una sola colonna.
Al secondo quesito Cola Pesce non può rispondere perché dopo tre tentativi di immersione non riesce, per motivi diversi, a raggiungere il fondo.

Il Re di Messina, non si capisce il motivo di questa sua curiosità, insiste fino al punto di ricattare il povero Cola Pesce buttando in mare la sua preziosissima corona ordinandogli di recuperarla tuffandosi dall’alto della torre del Faro. 
Cola Pesce si tuffa con delle lenticchie strette nel pugno di una mano. Aveva detto: se resterò vivo, verrò su io, altrimenti vedrete riemergere le lenticchie.
Una prima riflessione mi fa pensare che Cola Pesce avendo capito il fine recondito del Re aveva trovato un modo simbolico di rispondere. Facendo riemergere le lenticchie restituisce al Re la ricchezza dei poveri, ben più importante di quella corona piena di pietre preziose ormai in fondo al mare. E poi! Se il Re era veramente deciso a costruire un ponte sullo stretto, lui non voleva certo mettere a repentaglio il destino della Sicilia. Infatti Cola Pesce, ci crediate o no è ancora vivo, e responsabilmente continua a perlustrare gli scogli di Pachino, Peloro e Lilibeo.

Ci crediate o no, irresponsabilmente qualcuno pensa ancora al ponte. Ma anche questa è una favola.

Francesco E. K. Ventura
autore del divertente racconto in uno dei dialetti siciliani
"L'urtimu re d'Artapansa"